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Ubuntu ferito?

Ubuntu perde i pezzi

Nel terziario avanzato nessuno può sentiti urlare, ma in associazione Officina S3 c’è stato comunque un sussulto.

Motivo? La notizia di una possibile svolta commerciale della distribuzione Linux più popolare. L’idea Ubuntu sotto attacco, quindi?

Riassumo i fatti. Mark Shuttleworth, il milionario magnate sudafricano, principale sponsor di Ubuntu, ha lasciato la società Canonical. Lo succede Matt Asay, suo collaboratore da anni, che assume il ruolo di Chief Operating Officier (COO) cioè in pratica come direttore generale, ovvero il timoniere delle strategie aziendali.

Mentre la partenza di Mark Shuttleworth era in qualche modo attesa, è il suo successore a preoccupare. Un articolo, recentemente apparso su Zeusnews, avvalla la tesi di una svolta filosofica, e non solo un cambio dirigenziale.

Insomma, siamo in molti a chiederci quale sia il destino della distro Ubuntu: uno sdoppiamento tra una versione commerciale, debitamente supportata ed una no?

Fine di un’isola dove non si insegue il dio soldo oltre il lecito? Parabola discendente del software libero?

Tra noi soci dell’Officina S3, le posizioni sono diverse. C’è chi ha abbandonato Ubuntu per altri lidi open source. Chi minimizza questi scenari come improbabili. Qulcuno scrive che, piuttosto che niente, è meglio una opzione a doppio binario, commerciale e free (che tanto open non è più).

Il turbinio di email, nonché la delicatezza dell’argomento, mi hanno spinto ad allargare la discussione in un articolo, aperto ai contributi non solo dei soci di Officina S3.

Sotto, dite la vostra.

6 commenti per Ubuntu ferito?

  • Matteo Granuzzo

    Io ribadisco la mia posizione, che ho già spiegato via e-mail.

    Ovvero non penso che ci sia da preoccuparsi, anzi forse è meglio così.
    Ho notato nell’articolo che c’è un po’ di confusione per quanto riguarda il termine opensource.

    Opensource non vuol dire GRATIS, ma APERTO. Spesso queste due situazioni si equivalgono, ma non sempre.

    Poi noto una lamentela velata che non esiste minimamente. Il supporto.
    Si dice che se ci sarà una versione a pagamento di ubuntu, allora il supporto attuale verrà castrato.

    Ma scusate: adesso, in questo momento, ubuntu ha un supporto ufficiale? Non mi pare…
    Il supporto ufficiale per ubuntu non è MAI ESISTITO. Esiste il supporto della comunità, e mi pare che per l’utenza comune vada più che bene.

    Il supporto di cui si parla nell’articolo è il supporto di tipo telefonico/tecnico, 24H su 24 7 giorni su 7, riservato alle aziende.
    Un supporto del genere, ad un normale utente, non serve a molto…

    Premesso questo, torniamo al discorso principale.
    Se le previsioni dell’articolo si avvereranno avremo due ubuntu, la classica gratuita che abbiamo tutt’ora, con il supporto della comunità che c’è stato fino ad ora, ecc… più un’altra versione commerciale, riservata alle aziende. Quindi per chi usa abitualmente ubuntu non ci sarà alcun cambiamento. Sarà tutto come prima…

    Vi vorrei far notare che il prezzo che ci viene appiccicato sopra è solamente il prezzo dell’assistenza. Linux non si può vendere.
    La versione Enterprise di Ubuntu sarà completamente opensource.

    Facendo un esempio attuale. Prendiamo una SLE (Suse Linux Enterprise).
    la SLE è derivata da openSUSE, la versione di suse gratuita sviluppata dalla comunità.
    La Novell prende openSUSE, l’aggiusta un poco, e poi la rivende con l’assistenza. Con i soldi guadagnati compra server, banda, e sviluppa servizi che poi possono essere usati gratuitamente dalla comunità. Inoltre la stessa Novell finanzia proggetti opensource per migliorare il mondo Linux.

    La stessa cosa fa Red Hat con Fedora. Fedora è la versione open, Red Hat quella commerciale.

    Molti a questo punto fanno confusione. Ovvero pensano che commerciale = Non Opensource. Invece vi sbagliate.
    Voi potete tranquillamente scaricare Red Hat oppure SLE ed installarvela sul vostro computer. La potete copiare e modificare come qualsiasi altra distribuzione.
    Ma poi non sognatevi di avere il supporto telefonico. Per quello bisogna pagare.
    La differenza sta tutta qui… il supporto aziendale certificato. Il prodotto di per se è gratuito e scaricabile.
    E’ il supporto che non è gratuito, giustamente, i tecnici certificati bisogna pagarli…

    E’ anche vero che usare una SLE per uso comune mi pare una gran cazzata.. di solito si usa sui server. E per una azienda l’assistenza è fondamentale. Stessa cosa per Red Hat.
    Immagino sarà lo stesso per Ubuntu.
    Ovvero, per noi, le cose non cambieranno di una virgola. Si aggiungerà semplicemente un altro membro alla famiglia Ubuntu.

    Ciao a tutti!

    Matteo Granuzzo

  • maurizio

    Sposto e posto la mia parte di conversazione così come era. Ciao ciao.

    Dicevo, il tema è interessante ed abbraccia un campo sterminato di argomenti.
    Premetto che il “nooo…!” iniziale non era un grido di disperazione e di stupore, ma semplicemente un “..anche quì si ripete la stessa storia di sempre…anche quì, dove centinaia di migliaia di persone (giovani o meno) sono stati portati a credere che potesse esistere un “posto” libero da schemi di mercato e da volontà di arricchimento, oltre l’umano bisogno… anche quì impera il principio del guadagno!”.
    Che differenza c’è (nel nostro caso) tra l’aver creato un s.o. ed averlo blindato immediatamente per poter ricattare da subito il mondo informatico ed esserci arrivati attraverso una strada più tortuosa, più lunga, contando sul coinvolgimento di chi ha passione, di chi ha voglia di sperimentare, di mettersi in gioco? Per me, nessuna! Tutte e due portano, alla fine, al raggiungimento di una dominanza nel settore che, invece di essere a favore di uno, sarà a favore di due, di tre…e basta.
    Anche io credo che i concetti di proprietà intellettuale, di brevetto, di diritto d’autore, siano giusti e leciti, ma mi fa torcere le budella il fatto che il costo del prodotto finale o del servizio debba risentire dei diritti e dei costi aggiunti in una filiera che a partire dalla produzione fino al banco di vendita dà 30 di benessere e 70 di inutilità.
    Certo, il secondo caso ha avuto un vantaggio rispetto al primo; persone di almeno due generazioni hanno avuto modo di raggiungere anche alti livelli di professionalità attraverso la conoscenza delle linee essenziali di un sistema operativo aperto e sono cresciute ed hanno contribuito e contribuiscono, con uno sforzo enorme, a migliorare il tutto per tutti. Nel secondo caso, o si è nel processo elaborativo ed esecutivo o sei utilizzatore (con poche eccezioni).
    Posso accettare anche l’idea che, domani, potremo avere due possibilità: 1) continuare ad utilizzare un software libero (che – attenzione – non lo sarà più concettualmente); 2) passare ad software più elaborato, più sofisticato e sempre più vicino a quello del “…Divino” o dei “…Divini”.
    In un mondo che è sempre più immagine, sempre più virtuale, sempre più veloce ed egoista che cosa credete che decideranno la gran parte degli utilizzatori attuali di software libero? ….di rimanere con la loro “copietta” che sarà sempre un “vorrei ma non posso (non vale per tutti, ovviamente)? E che cosa pensate che faranno le tre “sorelle” di fronte ad un mercato universale che non fa altro che chiedere sempre maggiori e più strabilianti performances?
    Mbè, certo Matteo President, l’articolo – convengo – era un pò provocatorio e futuristico, …..ma quanto?
    Mi potrò sbagliare e lo spererei anche, ma io questo lo sostengo oggi.
    Provate a leggere alcuni articoli presenti nelle prime pagine di Ubuntu Facile di Marzo (tipo Photoshop su Ubuntu, Musica in vendita, sondaggi per passare a versioni annuali – o anche più – di Ubuntu) tutte piccole cose insignificanti se prese una ad una, ma – per me – significative se viste tutte assieme.
    Scusate la “piccola” digressione.
    Un salutone sempre con affetto
    Maurizio

  • Federico

    Penso che sia una cosa positiva il fatto che Ubuntu possa essere rilasciato in una versione commerciale.
    Finalmente i dispositivi hardware verranno venduti coi driver per Linux, finalmente cominceranno a vendere pc con linux e non windows pre-installato (cosa che, netbook a parte, qui da noi non è mai realmente avvenuta), finalmente prodotti professionali (Photoshop, prodotti CAD ecc.) verranno convertiti per Linux.
    E tutto ciò non cambierebbe l’essere libero di Ubuntu. Ubuntu resterebbe cmq open source e quindi libero ma supporterebbe anche software proprietario.
    Non mi piace l’idea di vivere in una realtà parallela, se si vuole diffondere il software open bisogna entrare in una realtà closed esistente. E per entrarci è necessario qualche compromesso.
    Altrimenti ci ritroveremo sempre con dispositivi non/mal supportati e ci ritroveremo sempre a donare denaro alla microsoft ogni volta che compriamo un pc.

  • Non siamo allarmisti, qualunque sia la via che Ubuntu intraprenderà è presto per giungere a conclusioni affrettate. Qualora Ubuntu decidesse ad esempio di rilasciare una versione commerciale o di dare supporto solo alle LTS non si tratterebbe di una sconfitta per il software libero, sarebbe semplicemente un diverso assetto societario, simile a quello adottato da secoli da RedHat, Mandriva, OpenSUSE e tante altre. Non credo che in pericolo ci sia il futuro open di ubuntu… può darsi invece che cambi il paradigma “tutto gratis” a cui siamo abituati da sempre. E poi, se Ubuntu dovesse cambiare non mi preoccuperei più di tanto: il mondo è pieno di ottime alternative.

  • Io sono restio a cambiare distro, con Ubuntu mi trovo bene anche se devo dire che non mi sono mai scontrato con particolari problemi (es. driver). Una cosa è certa, se si vorrà dare una svolta fondamentale alla distro serviranno maggiori investimenti e partner di un certo livello (es. IBM e Canonical hanno stretto un accordo), alla fine sarà positivo per gli utenti.

  • Non deve preoccupare la possibile “privatizzazione” di Ubuntu, il mondo degli info-nauti saprà reagire con nuove risorse open source che faranno poco rimpiangere il privatizzato…la soluzione del doppio binario mi sembra un pò troppo classista e discriminatoria…

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