Gelmini e Brunetta traghettano a scuola software M$
Ce ne fosse bisogno, altro software proprietario sbarca nelle scuole italiane.
Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini e il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta hanno tenuto a palazzo Chigi una conferenza stampa sulle tecnologie in favore della scuola.
E’ stato da loro siglato un protocollo di intesa con Microsoft per allargare le competenze informatiche dei docenti e, più in generale, per allargare l’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito scolastico.
Il Protocollo d’intesa ha durata triennale e si pone tre obiettivi fondamentali:
- favorire l’accesso diffuso alle tecnologie da parte degli insegnanti e delle loro classi,
- promuovere la sperimentazione di nuove tecnologie specificatamente dedicate a docenti e studenti,
- sviluppare e diffondere competenze tecnologico/didattiche del corpo docente.
Neanche a dirlo, Microsoft fornirà “gratuitamente” software operativo dedicato e/o applicativo.
Che dire? Ottimo l’intento: molto c’è da fare per informatizzare il mondo scolastico.
Peccato per il mezzo: si è persa un’occasione importante per promuovere il software libero nelle scuole.
E’ chiaro che Microsoft ha tutto l’interesse a regalare il proprio software, perchè questo le rende più semplice assicurarsi futuri clienti.
Sarebbe stato più interessante prevedere un investimento più “neutrale” coerente con le finalità della scuola, in quanto il software libero porta con sè il valore della libera condivisione delle idee e del sapere e rende docenti e studenti meno dipendenti da uno specifico marchio. Le istituzioni dovrebbero essere le prime a promuovere il software libero e molte lo stanno già facendo.
Senza dimenticare che introdurre un marchio specifico a scuola è come mettere i cartelloni pubblicitari nei suoi corridoi, e questo passaggio ora appare meno lontano…
Come al solito, graditi i commenti.
Fonte: http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.fcgi?ID=21084
A cura di Massimo Belloni



In Andalusia Spagna invece hanno seguito la strada dell’open source: pc con linux con distro debian. Ho raccolto la notizia dalla news letter di Ubuntu-it.
Fonte: Fonte (http://www.osor.eu/news/es-andalusia-to-distribute-open-source-laptops-
to-schools )
di che vi stupite, siamo in itaGLia….
Lettera aperta ad un maestro di informatica
Mio figlio – dieci anni, quinta elementare – è tornato a casa da scuola, l’altro giorno, raccontando che il suo
“maestro di informatica” ha assegnato un compito per casa da svolgersi “con word, impostando il tipo carattere su Arial”.
Ho cercato di spiegargli, non senza difficoltà, che quel compito lo poteva
benissimo fare anche con altri strumenti, e sarebbero comunque andati benissimo.
Almeno credo: e a tal proposito, premesso che può essere certamente che mio figlio non
abbia capito bene, volevo da vecchio insegnante un po’ pedante, ricordare/augurare (a mio figlio, al maestro in questione, e a me)
una serie di premesse.
- il maestro di informatica saprà certamente che si può, anzi direi si deve – ma la
Costituzione riconosce giustamente la libertà d’insegnamento – insegnare informatica
ai bambini anche con carta, matita colorate, forbici e colla – ci sono al riguardo,
importanti esperienze italiane (Giovanni Lariccia, Le radici dell’informatica, Sansoni 1981)
e internazionali, ma disponibili anche in lingua italiana, e liberamente fotocopiabili
per uso didattico cfr.R.Adams e J.McKenzie, Unplugged, 2010 )
- per la stessa ragione, saprà che un conto è insegnare una funzione che può
essere svolta con il pc (scrivere, disegnare, fare di conto, etc.) un altro conto
è indirizzare/addrestrare all’uso specifici prodotti commerciali come sistemi operativi, programmi di videoscrittura,
e relativi font (il font Arial è un font proprietario, fornito con un ben preciso sistema chiuso, e tra l’altro copiato da Helvetica,
(ne esistono comunque varianti libere e non proprietarie: Liberation Sans, Nimbus Sans, Free Sans etc.);
- se poi occorresse un hw e il relativo sw il maestro certamente conoscerà la differenza
tra codice sorgente e codice oggetto, e di conseguenza anche la differenza tra codici aperti
e liberi, e codici chiusi e proprietari, e cercherà di insegnarla ai suoi piccoli allievi,
futuri “cittadini sovrani” e non semplici “consumatori”, legati mani e piedi ai
marchi, a specifici prodotti e alle loro successive versioni nella nostra attuale bulimia tecnologica;
- venendo poi a parlare della rivoluzione di Internet (“tu, papa’, lo sai fare un
collegamento ipertestuale?”) avra’ chiarito ai suoi ragazzi che tutto cio’ e’ stato reso
possibile da codici di dominio pubblico (liberamente disponibili a tutti), che rispondono alle sigle un po’
ostiche di TCP/IP, mailto, ftp, http, etc.- giacché appunto, anche in questo caso
“Hypertext and HyperMedia are concepts, not products.” (T.Berners-Lee, “What is hypertext?”
4/11/11) e i concetti, come le idee, sono pubblici per essenza;
- allargando poi il discorso avra’ sicuramente paragonato l’invenzione della
stampa con il computer, il desktop publishing con la rivoluzione di Gutenberg e
la macchina per scrivere finita rapidamente nel dimenticatoio (cfr. articolo di M.Belpoliti, La Stampa 27 aprile 2011 ),
la stampa a caratteri mobili e l’ebook e avra’ certamente sottolineato come certe
forme di questi assomigliano a quei prodotti della stampa scritti con speciali caratteri
simpatici, che si dissolvono dopo una certa data dall’acquisto, leggibili soltanto
con certi occhiali e non altri, che non sono pertanto scambiabili e condivisibili tra amici;
- avra’ cercato poi di far capire che questi nuovi mezzi rischiano di mettere
in discussione certi privilegi che l’epoca della stampa aveva portato con se’, con il
conseguente necessario ripensamento del ruolo degli autori, dei lettori e degli editori;
- saprà infine (lui e il suo DS) che esistono delle direttive comunitarie, recepite – almeno formalmente –
dalla PA e fatte proprie da diverse scuole in Italia (prime fra tutte quelle dell’Alto
Adige, cfr. Report del 2007 ) che invitano a favorire la diffusione e lo sviluppo del sw libero.
Ciò mi sembra ancora più importante nel momento in cui la scuola italiana, per i tagli
imposti dal Ministro, chiede ai genitori di provvedere anche per la carta igienica dei bagni.
L’uso di sw proprietario richiede l’acquisto di licenze: una scuola non puo’ insegnare
l’illegalita’ della copia abusiva. Il sw libero e’ in gran parte dsponbile gratuitamente,
almeno per le funzioni piu’ comuni di cui un alunno, dalla primaria all’università, puo’ avere bisogno.
Con i quattrini risparmiati, un scuola potrebbe comperar carta (per i bagni e non solo) ed altro materiale di consumo.
Mi auguro tutto questo – e che quindi mio figlio abbia semplicemente capito male
Distinti Saluti